Italy: March for Religious Freedom

General es 08/05/07



Italian Evangelical Alliance - Rome 23/6/2007

Religious freedom touches every aspect of human life, as it involves freedom of conscience, freedom of thought and freedom of professing publicly a personal faith. When religious freedom is threatened, the entire system that protects and safeguards everybody’s liberty is then under attack. Religious freedom is not simply a concern for minorities, but rather it is a fundamental civic principle that should matter to everybody, regardless of one’s own belief system and affiliation. Religious freedom is the common foundation that allows the development of an effective social policy that is receptive and respectful of differences (religious differences as well), that encourages choices based on a genuine principle of tolerance – one that does not simply cover up diversity - and based on actions which promote true integration, pluralistic dialogue aiming at the common good, the defence of human rights and democracy.

Because of our convictions and our history, we are fully aware of the necessity of promoting religious freedom. There might be among us various attitudes towards what specific type of relationship with the Italian State we can have, but we are fully unified in believing that the moment is ripe for the approval of a long-awaited law concerning religious freedom.

As happened in 1999, when another meeting for Religious Freedom was organized in Rome , today we are once more fully united in requesting:

1. The abrogation of the articles concerning the “legally recognized faiths” that are a remnant of Fascist legislation and that discriminate against religious minorities. In a democratic nation, there should be no “legally recognized faiths”, but full religious freedom should be granted to all.

2. That the law concerning religious freedom would not discriminate against churches and religious communities that are not formally and legally recognized by the State (that do not possess Personalità Giuridica). If this were the case, then the law would further penalize such religious minorities, failing to promote a principle of equality among all faiths and introducing a further discriminating factor especially towards the smaller communities.

3. That the various faiths which requested to sign an agreement (Intesa) with the State would be able to do so soon, thus fulfilling what is called for by article 8 of the Italian constitution.

4. That the Italian Government would denounce and condemn the serious violations of religious freedom that occur in several countries with respect particularly to religious minorities, including the Evangelical one, and it would assist in finding practical solutions at both bilateral and international levels.

5. That besides the law on religious freedom, a real pluralism in the media and news communication would at long last be achieved in . This concerns specifically the national broadcasting service, whose institutional mandate is to represent the plurality of religious and cultural components present in the country, but that sadly often disregards the Evangelical element.

6. That the foundational principle of the separation between church and State would be upheld and applied, to avoid any interference of various faiths in State matters and, reciprocally, to avoid any intrusion by the State into the independent, lawful activities of the religious confessions. Respect for this principle helps to promote religious freedom.

We agree with and borrow from the words of the Lausanne Covenant (article 13, 1974), which states: “It is the God-appointed duty of every government to secure conditions of peace, justice and liberty in which the Church may obey God, serve the Lord Jesus Christ, and preach the gospel without interference. We therefore pray for the leaders of nations and call upon them to guarantee freedom of thought and conscience, and freedom to practise and propagate religion in accordance with the will of God and as set forth in The Universal Declaration of Human Rights.”

Press Office

Italian Evangelical Alliance

Vicolo S. Agata 20, 00153 Roma

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RADUNO PER LA LIBERTA’ RELIGIOSA

Roma 23/6/2007

La libertà religiosa è la madre di tutte le libertà, in quanto investe la libertà di coscienza, di pensiero e di professione pubblica della fede di ciascuno. Toccando la libertà religiosa, si tocca tutto il sistema a salvaguardia della libertà di tutti. La libertà religiosa non interessa solo le minoranze, ma è un principio di civiltà che deve interessare tutti, indipendentemente dai credo e dall’appartenenza di ciascuno. La libertà religiosa rappresenta lo sfondo dove ricercare un’efficace politica sociale attenta alle differenze (anche religiose), dove incoraggiare scelte segnate da una tolleranza genuina che non camuffa le diversità e da un’azione che sostiene l’integrazione, il dialogo plurale per il bene comune, la tutela dei diritti umani e la partecipazione democratica.

Per le nostre convinzioni e per la nostra storia, siamo totalmente persuasi della necessità di promuovere la libertà religiosa. I nostri rapporti con lo Stato italiano variano, ma siamo tutti uniti nel ritenere che sia arrivato il momento che anche in Italia sia approvata una buona legge sulla libertà religiosa, da molti anni attesa e sempre ingiustamente procrastinata.

Come nel 1999, in occasione del Raduno per la libertà religiosa che si tenne a Roma, anche oggi siamo uniti nel chiedere:

1. Che siano definitivamente abrogati i residui di legislazione fascista sui “culti ammessi”, che discriminano le minoranze religiose. In uno Stato democratico non ci sono “culti ammessi”, ma a tutti viene riconosciuta la piena libertà religiosa.

2. Che la legge sulla libertà religiosa non discrimini le chiese e le comunità religiose prive di personalità giuridica. Se così fosse, la legge sarebbe portatrice di ulteriori penalizzazioni per le minoranze religiose prive di personalità giuridica e, invece di andare verso l’uguaglianza delle confessioni, introdurrebbe un altro livello di trattamento, a detrimento delle realtà più piccole.

3. Che le confessioni religiose che hanno chiesto l’intesa, la ottengano in tempi ragionevoli, dando piena attuazione all’art. 8 della Costituzione.

4. Che il Governo italiano si faccia interprete della denuncia delle gravi violazioni della libertà religiosa che si verificano in molti Paesi a danno delle minoranze, tra cui quella evangelica, e si attivi per trovare forme concrete di soluzione a livello bilaterale e internazionale.

5. Che, oltre alla legge sulla libertà religiosa, in Italia si realizzi un effettivo quadro di pluralismo nell’informazione e nell’accesso ai mezzi di comunicazione di massa . Ciò riguarda soprattutto il Servizio pubblico, il cui compito istituzionale è di rappresentare anche la pluralità religiosa e culturale del nostro Paese, ma che sovente vede la presenza evangelica del tutto ignorata.

6. Che il principio della laicità dello Stato sia affermato e realizzato per evitare l’ingerenza delle confessioni religiose nelle prerogative dello Stato e la tentazione dello Stato d’interferire nelle legittime attività delle confessioni religiose. Anche la laicità è al servizio della libertà religiosa.

Facciamo nostre le parole del Patto di Losanna (1974): “Tutti i governi hanno avuto da Dio il mandato di assicurare le condizioni di pace, di giustizia e di libertà nelle quali la chiesa può ubbidire a Dio, servire Cristo il Signore e predicare l’Evangelo senza interferenze. Per questo preghiamo per i capi delle nazioni e chiediamo loro di garantire la libertà del pensiero e della coscienza, come pure la libertà di praticare la religione e farla conoscere secondo la volontà di Dio e conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (§ 13).

Ufficio stampa

Alleanza Evangelica Italiana, Vicolo S. Agata 20, 00153 Roma

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